Il presidente Enrico Preziosi lamenta un vero e proprio ricatto a cui la Cina ha sottoposto la sua azienda: si tratta però di condizioni comuni a tutti gli imprenditori importatori.

 

Un ricatto che potrebbe mettere a rischio il natale, o comunque i prodotti che ne sono correlati: circa 5.500 container con prodotti “Giochi Preziosi” sono bloccati in Cina. A lamentare il disagio è il presidente della compagnia, Enrico Preziosi, che sottolinea come ci sia un vero e proprio ricatto in atto da Pechino:

“Ho 5.500 container fermi nei porti della Cina. Per sbloccare le navi e ricevere la merce le compagnie asiatiche chiedono cifre astronomiche: dai circa 10 milioni che abbiamo sempre versato per le spedizioni, ora ne vogliono più di 60“.

Una situazione che non lascia troppi spiragli di trattativa al patron del Genoa, che si dice “costretto a pagare tale somma per non mettere a rischio la campagna di vendite di giocattoli per natale e oltre 2.400 dipendenti”.

Ma il ricatto denunciato da Preziosi riguarda l’intero settore di imprenditori e, seppur nato sotto una dinamica imprevedibile come la pandemia da Covid-19, oggi assume i caratteri di una massiccia azione speculativa che mira – tra le altre cose – a bloccare navi in partenza dai porti per costringere gli importatori a pagare qualsiasi costo.

Ci tengono in ostaggio dicendo che non ci sono navi a sufficienza per l’Europa – continua Preziosi, convinto che l’industria nazionale debba rivedere il suo modello – e mi chiedo se questo atteggiamento non faccia parte della disputa commerciale in atto tra occidente e oriente.

 

Il tutto si deve alle comodità che la Cina presentava per le aziende importatrici visti i costi del lavoro bassi, efficienza e certezza sugli ordini. Pechino è stata una “Eldorado per le aziende” ma anche un’arma a doppio taglio perché – come sottolinea Preziosi – “chi realizzava prodotti con plastica e metallo (e non solo ndr) si rivolgeva alla Cina, ma così facendo abbiamo abdicato alla sua supremazia”.

Un trend che è destinato ad aumentare esponenzialmente nei prossimi mesi, perché “supportato” da leggi ambigue che regolano il settore del commercio marittimo, e che si accompagna all’aumento del prezzo delle materie prime:

A marzo avevamo già incassato un aumento del 10-15% del costo delle produzioni chiesto dai cinesi per l’aumento del prezzo delle materie prime – conclude Preziosi – ora il colpo finale.      

Un commento

  1. Antonello Fozzi 07/22/2021 alle 12:43

    Riportiamo le fabbriche in Italia dimezza do il costo dei contributi e costi accessori sul lavoro.

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